Tendenze Moda Autunno/Inverno 2022 – 2023

Lezioni di Stile by Irina Tirdea, IRIS TV

Cosa andrà di moda il prossimo Autunno/Inverno 2022-23: tutte le tendenze donna della stagione
Dai cappotti in fantasia Principe di Galles a quelli furry, dalle gonne longuette ai chiodi in pelle, fino ai look monocolore o total denim, ecco tutte le tendenze della moda donna per l’Autunno/Inverno 2022-2023.

Quest’anno a regnare sono le tonalità forti e accese, dal rosso al fucsia, che spuntano su vaporose pellicce eco o su tailleur con pantaloni e in look full color. I colori luminosi, rari in inverno, simboleggiano la leggerezza e la voglia di ripartire dopo il periodo buio della pandemia. Ancora la pandemia ha probabilmente influenzato la scelta di molti designer di proporre collezioni in cui sono le linee morbide e i capi oversize a spopolare. Ormai ci siamo abituati al comfort degli abiti “da casa”, come tute e shirt extra large, e nessuno vuole rinunciare a questa comodità. Jeans skinny, pantaloni aderenti e giacche avvitate cedono dunque il passo a jeans baggy, pantaloni cargo con maxi tasche e a blazer e cappotti oversize o con spalle imponenti.

Furry a colori
Le pellicce eco sono un must da diverse stagioni. Ormai praticamente tutte le case di moda hanno detto addio alle pellicce animali rendendo couture cappotti realizzati con tessuti sintetici simil furry. Il prossimo inverno spopoleranno bomber corti dall’effetto peloso, cardigan con inseriti in eco pelliccia e soprattutto lunghi cappotti dal pelo lungo in stile yeti. Ad accomunare tutti questi modelli sono i colori accesi e intensi che dipingono il tessuto furry.

Cappotti Principe di Galles
Il prossimo Autunno/Inverno 2022-23 spopoleranno i cappotti, oversize o doppiopetto, con fantasia Principe di Galles, una delle più eleganti rubate al guardaroba maschile. Questa fantasia è caratterizzata da una trama geometrica a linee incrociate, cucite nella trama della lana o del tessuto, che creano micro quadretti simili a quelli scozzesi. Nelle collezioni invernali questa fantasia spicca su cappotti e blazer dai toni sabbiati o in marrone e beige o ancora su capi dal fondo grigio fumo e antracite.


Chiodi in pelle
Il chiodo in pelle total black è sempre un must in autunno. Anche quest’anno il capo più rock che ci sia è di moda ma con alcune varianti. Dite addio ai classici chiodi: i modelli da avere sono oversize con spalle cadenti oppure lunghi e simili a cappotti e trench.


Look monocolore
Già da diverse stagioni i look monocolore sono di moda, soprattutto su tailleur con giacca e pantalone, a cui abbinare accessori della stessa tonalità. Quest’anno a riportare in auge il trend è Pierpaolo Piccioli di Valentino che ha presentato una collezione Autunno/Inverno 22-23 composta solo da look total black o in rosa shocking.


Total denim
Anche i capi di jeans non passano mai di moda, dunque il prossimo autunno giacche e pantaloni in denim saranno un must. Come per i look full color, la tendenza prevede outfit total denim, in cui si abbinano giacche, camicie, pantaloni e persino accessori della stessa tonalità di denim.


Blazer oversize
Il blazer, solitamente protagonista dei look maschili, diventa un must del guardaroba femminile. Il prossimo Autunno/Inverno 2022-2023 i modelli su cui puntare sono quelli oversize, con spalle scese, maniche lunghissime e silhouette super comoda. Questi modelli si indossano su abiti longuette, pullover o anche con l’intimo in vista o come un mini dress.


Gonne longuette
Tornano di gran moda le pencil skirt, ovvero le gonne a matita, che hanno lunghezza midi e coprono le ginocchia arrivando al polpaccio. I modelli più trendy sono quelli aderenti a tubo, da abbinare con semplici canotte o con cappotti e blazer oversize. Più comode e versatili le gonne longuette dalle linee larghe e realizzate in tessuto plissé.


Pantaloni con le tasche
I pantaloni cargo, quelli con tasche laterali, sono un vero e proprio must di stagione. Dalle linee oversize con maxi tasconi o più slim con tasche tridimensionali, questi modelli hanno spopolato e spopoleranno nella prossima stagione fredda. Si indossano abbinati a body aderenti, con lupetti o maglioncini crop per creare un mood anni 2000.


Maxi spalle
Il prossimo autunno anche le spalle sono extra large. Il trend dell’oversize spunta non solo su cappotti e blazer ma anche su jumpsuit, abiti e tubini dalle spalle imponenti o appuntite che rendono unico e originale l’intero look.

Abiti sexy e maglieria, vinile e metal: ecco cosa va di moda nell’Autunno-Inverno 2022/2023

Non ci sono dubbi le vere star dell’inverno sono gli accessori. 

Le borse marroni per questo Autunno Inverno 2022

Gli accessori nella nuance calda, avvolgente e terrosa, che domina la palette colori dei prossimi mesi (guanti Lunghi, corti, eleganti e sportivi. Colorati. Di lana, di seta e imbottiti. Sono l’accessorio imprescindibile dell’inverno o i  Balaclava

Non ci sono dubbi le vere star dell’inverno sono gli accessori. Abbiamo preparato una sintesi di quelli giusti per entrare con stile nella prossima stagione. Intanto potete iniziare a studiare il vostro armadio per capire se alcuni di questi trend sono già presenti. Magari dimenticati da tempo. Potete risfoderarli (l’effetto vintage è sempre molto di tendenza e green).

Ritroveremo il passamontagna, proposto da Gucci nella scorsa stagione pare (ri)confermarsi come l’accessorio hot e non solo per la montagna. Si abbina ai guanti (Dior) e alle calze tricottate (Chanel), sul fronte borse di gran tendenza quelle modello banana (Louis Vuitton). Gli stivali restano protagonisti e si portano sia classici sia alla cavallerizza, ma soprattutto altissimi come visto da Bottega Veneta e consigliato dalle trendsetter. Per chi ama le altezze potete anche ‘tralasciare’ i tacchi sottili e optare per il platform. Via libera a perle e strass invece se volete dare tocchi di luce ai vostri abiti o al viso.

In tema di colori, il rosa e il rosso sono il nuovo nero (anche se l’argento silver non è da meno): saranno queste le tinte top. Vivono un momento di grande successo anche le stampe geometriche (Prada e Versace). Per illuminare il bianco e qualsiasi outfit un po’ spento puntate sull’oro come fa Balmain.

Guanti

Dior
Dior 
Max Mara
Max Mara 

Lunghi, corti, eleganti e sportivi. Colorati. Di lana, di seta e imbottiti. Sono l’accessorio imprescindibile dell’inverno.

Balaclava

Gucci
Gucci 
Ferrari
Ferrari 

Una tendenza hot anche della scorsa stagione. Il passamontagna o balaclava, è l’accessorio feticcio, proposto da Maison come Max Mara, Proenza Schouler, Gucci. Per un effetto coccoon e allo stesso tempo anti freddo. 

Ritroveremo il passamontagna, proposto da Gucci nella scorsa stagione pare (ri)confermarsi come l’accessorio hot e non solo per la montagna. Si abbina ai guanti (Dior) e alle calze tricottate (Chanel), sul fronte borse di gran tendenza quelle modello banana (Louis Vuitton). Gli stivali restano protagonisti e si portano sia classici sia alla cavallerizza, ma soprattutto altissimi come visto da Bottega Veneta e consigliato dalle trendsetter. Per chi ama le altezze potete anche ‘tralasciare’ i tacchi sottili e optare per il platform. Via libera a perle e strass invece se volete dare tocchi di luce ai vostri abiti o al viso, i Fiocchi, .Cuissard&co, Borsa da spalla con catenella

In tema di colori, il rosa e il rosso sono il nuovo nero (anche se l’argento silver non è da meno): saranno queste le tinte top. Vivono un momento di grande successo anche le stampe geometriche (Prada e Versace). Per illuminare il bianco e qualsiasi outfit un po’ spento puntate sull’oro come fa Balmain.

Prontuario d’uso per colori fluo, tendenza (effetto evidenziatore) dell’Autunno Inverno 2022 2023

Arrivederci tendenza pastello, ci scusino anche le tonalità matteLa moda Autunno Inverno 2022 2023 chiede energia, ed è proprio energia (cromatica) che il nostro guardaroba avrà: i colori fluo sono la tendenza della stagione entrante. Ergo, vietato sottrarsi alla sperimentazione delle nuances effetto evidenziatore, garantiamo che indossarli (anche in formula total look come propongono le passerelle su cui li abbiamo avvistati) sarà come illuminare i nostri look a luci neon (ça va sans dire).

I colori fluo da conoscere e indossare subito sono quattro: giallo limone, verde acido, rosa shocking e arancione. Il primo, così citrico da farci sembrare quasi di riuscire a percepirne l’asprezza, ci terrà al riparo (dal freddo) nel vero senso della parola: il vestito lungo Philosophy by Lorenzo Serafini è un tale concentrato di vitamina C che desidereremo sfidare le intemperie e indossarlo (sotto un cappotto) anche quando farà freddo. Stessa strategia per l’abito giallo limone Halpern e, se proprio avremo freddo (ma voglia zero di rinunciare alla tendenza fluo), faremo spazio al maxi giubbotto di AC9. Rosa shocking, dicevamo: una nuance elettrizzante, magnetica, a prova di sorriso da vero dopamine dressing e a cui la maison Schiaparelli ha persino dedicato un’imperdibile mostra a Parigi. Ma, a proposito di questa nuance, la novità è anche un’altra: Pierpaolo Piccioli, direttore creativo della maison Valentino, ha sviluppato il nuovo colore #PinkPP in collaborazione con l’Istituto Pantone che è una scelta radicale in nome dell’individualità assoluta. Casualità o no che sia, forti sono i rimandi che si percepiscono a questa tonalità di rosa fluo anche in passerella da Eudon Choi e Jason Wu. Tra i colori moda Autunno Inverno 2022 2023 figura anche l’arancione fluo: Michael Kors Collection ne fa un tripudio di eleganza, da sfoggiare in chiave total look anche durante il giorno (e la sensazione sarà quella di non star esagerando affatto). Statement di personalità è la pennellata di arancione che Max Mara dà alla silhouette femminile, letteralmente da testa a piedi (complice il balaclava). Ultima tranche di energia, vivida e brillante, è quella apportata ai look dal colore verde acido: Annakiki lo utilizza per le profilature asimmetriche e frastagliate delle sue giacche; Alexander McQueen invece ne sublima l’essenza attraverso il completo giacca e pantaloni. E così il tailleur (fluo) divenne un capolavoro.

Lezioni di Marketing by Irina Tirdea

Marketplace: cos’è e

perché conviene usarlo ? #marketing #marketplace #comunicazione

Un “marketplace” è un sito/piattaforma internet dedicato alla compravendita di un prodotto o di un servizio.

Mette in relazione venditori e acquirenti consentendo loro di effettuare un’operazione commerciale nelle migliori condizioni, ponendosi così nel ruolo di garante. Garantisce il pagamento al venditore e la consegna all’acquirente gestendo anche il sistema anti-frodi permettendo così l’instaurarsi di un clima di fiducia durante le transazioni.

I marketplaces possono essere definiti orizzontali quando i prodotti e servizi in questione sono di diverso genere oppure verticali quando permettono il commercio di una sola tipologia di prodotto.

A seconda del tipo di soggetti che entrano in gioco si suddividono in:

– (C2C) Consumer to consumer: le transazioni di compravendita avvengono tra singoli soggetti privati che interagiscono tra loro.
– (B2C) Business to consumer: è il modello più noto di commercio elettronico, le aziende espongono i propri servizi e/o prodotti al consumatore finale.
– (B2B) Business to business: riguarda transazioni commerciali tra azienda e azienda all’interno di mercati che possono trattare diversi segmenti produttivi.

I marketplaces nel mondo sono diversi (AliExpress, Fancy, Rakuten solo per citarne alcuni), i più conosciuti in Italia sono eBay e Amazon.

Ma quali sono i vantaggi nel vendere su queste piattaforme:

1- Forte visibilità in tempi rapidi: grazie all’ottima indicizzazione di queste piattaforme nei motori di ricerca ogni mese i propri prodotti sono accessibili a milioni di visitatori, cosa impensabile per il proprio e-commerce privato che invece così facendo beneficia di una maggiore visibilità.

2- Costi marketing ridotti: non serve sostenere costi importanti di marketing o costi tecnici legati allo sviluppo informatico, il pagamento è a prestazione, ovvero se non si vende non si paga alcuna commissione al marketplace (in alcuni casi è prevista solo un abbonamento mensile).

3- Semplicità di utilizzo: al commerciante non è richiesta alcuna competenza informatica. E’ un gestore di flusso a recuperare il catalogo prodotti per sottoporlo al marketplace.

4- Testare nuovi prodotti: è possibile verificare la vendita di nuovi prodotti ed il sentiment, senza affrontare ingenti rischi finanziari.

5- Esplorare nuovi mercati: si può analizzare facilmente l’andamento dei vari mercati presenti in tutto il mondo e capire come e quanto i consumatori locali siano interessati al proprio prodotto.

In conclusione il marketplace è una valida opportunità per far crescere rapidamente il business di un’azienda perché permette di presentare i propri prodotti/servizi a milioni di utenti potenzialmente interessati riducendone le spese legate al marketing ed alla creazione e mantenimento di un proprio shop online.

Un’ottima strada per aumentare il sellout a costi ridotti!

Possiamo definire per te una strategia completa anche su mercati internazionali (come America ed Asia).

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Quando la moda diventa Stile di vita, by Paolo Castiglia

Quando la moda diventa Stile di vita

La storia fantastica di Irina Tirdea, dal giornalismo rumeno ai trionfi fashion

Invece di vendere abiti, costruisce uno stile di vita. Per vestire come si deve, bisogna saper portare. E la moda diventa un fatto culturale e di comunicazione globale. Tutto grazie all’intuizione geniale come spesso succede del tutto femminile, di una donna che è partita dal giornalismo in Romania ed è arrivata a riscrivere il concetto di Chanel: “La moda passa, lo stile resta “

Cosa fa allora questa regina della moda intelligente: non si limita quindi a vestire le donne, ma elabora corsi di portamento, bon ton creando un concetto mentale sartoriale. E non esiste niente di indeterminato, ma nasce qualcosa per una determinata cliente tenendo conto dell’attitudine a saper indossare un capo anziché un altro. E questo il motore intelligente del suo straordinario successo: nessuna catena di montaggio, ma personalizzazione dello stile tanto da fare “scuola”.

Apparentemente si tratta di un outfit semplice, ma non lo è, semplice non significa facile, se l’obbiettivo è far si che la donna che possiede l’attitudine a un certo look sembrerà chic, raffinata come se avesse comprato questi pezzi da un grande stilista.

Irina Tirdea per fare tutto questo ha una preparazione molto strutturata, ha passione e genialità. E una storia importante, visto che ha collaborato con Vogue, Style e Glamour. Siamo, insomma, ad alti livelli, tanto che l’eco dell’impegno di questa magistra di stile sono arrivate anche in America senza che lei perdess l’umiltà del lavoro, che appartiene ai grandi e questa splendida Signora della moda la porta sempre come incantevole dote.

Tutte le sue doti vengono da lontano, e una recente intervista Irina ha spiegato che fin da piccola ha sempre manifestato interesse per la moda, disegnando e creando i suoi abiti e accessori sempre un punto di riferimento per gli altri con riguardo allo stile. Poi ecco la giornalista di moda, con una sua rubrica “Lezione di Stile”, e poi ecco il marchio “Iris Collection”, grazie al quale inizia ad organizzare delle serate mondane con la formula magica: “Lezioni di Stile”.

In questo modo il trend delle stagioni viene anticipato, e permettendo a signore e signorine d’indossare i miei capi preferiti e non importa la taglia, l’età, i gusti: Irina trova sempre il stile giusto di ognuna, dando l’opportunità di diventare modelle per un giorno. Iris Collection propone, infatti, un abbigliamento per tutti i gusti e tutte le taglie, dove il colore è il protagonista, un misto di colori e volumi, alla ricerca dello stile personalizzato dove la femminilità è la parola d’ordine.

Ecco cosa dice Irina, in una sue recente intervista: la moda è importante per il nostro aspetto, ma dobbiamo star bene nei abiti che indossiamo, dobbiamo stare attenti nelle scelte a seconda delle occasioni, della location, gli eventi a cui partecipiamo. La cosa più importante è come indossiamo e l’atteggiamento giusto è l’eleganza. Sempre. Come Irina.

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…I colori del bosco in autunno



Il bosco in autunno è il trionfo dei colori. Nel letto verde che prima ondeggiava lassù si sono infiltrati il giallo, il rosso, l’arancione e il violetto. I pioppi che circondavano lo stagno seminano una moltitudine di foglie gialle, simili a monete d’oro abbandonate sul muschio di velluto scuro. 
E’ il momento in cui compaiono i funghi: essi spuntano tutti insieme. Ecco il porcino con il cappello color tonaca di cappuccino con il grosso piede color avorio; ecco il gallinaccio con il collaretto color arancione tutto piegoline come le cuffie delle contadine antiche; ecco l’ovolaccio con il suo ombrello da fiera, vermiglio, punteggiato di lacrime bianche; e ancora il prataiolo con il suo parasole chiaro da vecchia signora. Irina Tirdea, IRIS TV

Diventa Personal Style Consultant

Ami la moda 👠? Vuoi imparare a valorizzare te stessa? Vuoi scoprire una professione sempre più ricercata? Questo è il percorso giusto per te ! Da oltre 15 anni insieme alla Maestra dello Stile internazionale @irinatirdea (Irina Tirdea, Giornalista & Fashion Design/Stylist) formiamo nuovi talenti nella consulenza d’immagine! Una giornata in aula (anche online) ed una in boutique per entrare nel vivo della professione di Personal Shopper & Style Consultant. Dalla storia della moda, agli accessori icons, dalla fisicità ai colori fino ad arrivare alla prova camerino m, creazione di outfit ed al training LIVE in un punto vendita.

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Luogo: Lecco/Milano/online

Attestato di partecipazione

Daniela Santanché, Ministro del Turismo Italia alla Festa Nazionale della Romania 🇷🇴 1 Dicembre

Daniele Santanche, Ministro del Turismo Italia
@danielasantanche alla Festa Nazionale della Romania 🇷🇴 1 Dicembre
Consolato Generale della Romania Milano
@associazione_iris_irina_tirdea
@irinatirdea
@irispresstv

danielasantanchè #romania #iristv #1dicembre2022 #consolatogeneraledellaromaniamilano

Panettone o Pandoro per Natale ?

Qual è il dolce tradizionale per Natale in tutte le regioni italiane?

Natale sta arrivando e milioni di lombardi si apprestano a celebrare la festività: rispetto e partecipazione al culto religioso, corsa ai regali e naturalmente la ritualità conviviale.
E a proposito di convivialità il vasto territorio della regione pullula di ricette tipiche culinarie, che proprio con l’avvento della ricorrenza natalizia, riprendono forma e concretezza,
imbandendo tavole e banchetti. Un fiore all’occhiello della gastronomia lombarda sono senza dubbio i dolci. E se le feste sono alle porte e un pizzico di dolcezza non guasta mai, è il momento giusto per andare a scoprire,
provincia per provincia, il dessert della tradizione.

Bergamo, Polenta e osei: no, non è un errore. Non si tratta del piatto salato di uccellini e polenta, anche se ne prende spunto. E’ una cupola di pan di spagna bagnato in liquore all’arancia, su cui si stende pasta di mandorle.
A completare l’opera s’incastonano sulla cupola uccellini di cioccolato o di marzapane. Una pietanza che si tramanda dall’Ottocento.

Brescia, Bossola (o bissòla, o bussòla): l’origine del dolce è incerta, quel che si sa senza dubbio è invece la ricetta.
Pasta lievitata dalla forma tonda che resta cava al centro. Un ciambellone frutto di tre impasti e una lunga lievitazione, che rendono un piatto sostanzioso da essere preferibilmente inzuppato, magari nel caffèlatte.

Como e Lecco, Miascia, Pan Mataloch, Matoch, Torta Grigna: posti e varianti dolciarie, la zona lariana presenta diverse tipicità.
La Miascia, a base di pane raffermo, farina e frutta è la delizia cittadina. Da Bellagio arriva invece il pan Mataloch, pane dolce simile al panettone.
La farcitura infatti è di uva sultanina e canditi. Una variante del piatto s’imbandisce a Olgiate Comasco dove c’è il Matoch con mandorle e amaretto.
A Lecco infine c’è da deliziarsi con la torta Grigna, la cui creazione è attribuita a un pasticciere di Mandello del Lario e dove convivono i sapori di caffè, nocciole e mandorle.

Cremona, Torrone: la leggenda vuole che il Torrone sia stato creato per il matrimonio tra la figlia di Filippo Maria Visconti, duca di Milano, e Francesco Sforza.
Altri dicono che giunga addirittura dall’antica Roma. Tra miti, storie vere o presunte, resta, in quanto a dolciumi, una verità sicura: di Cremona, il Torrone ne è il simbolo.

Lodi, Tortionata: una storia narra che la torta iniziò a essere gustata a inizio Ottocento, un’altra che arrivi dal più lontano Medioevo.
Origine a parte, il dolce è basso, friabile e a base di mandorle ed è considerato il ‘cugino’ della Sbrisolona mantovana.

Mantova, L’Anello di Monaco: morbida specialità dalla farcitura ricca di zucchero e frutta secca, il dolce è un’esclusività d’arte culinaria artigianale tramandata da oltre due secoli.
Il nome stesso fa comprendere con immediatezza le fattezze del dessert, un anello, decorato con glassa reale.
Sull’appellativo ‘di Monaco’ tante le ipotesi. Quella che va per la maggiore parla di una connotazione geografica, che fa riferimento alla città di Monaco di Baviera.

Milano, Panettone: racconti e leggende sulla nascita del dolce si mescolano nelle narrazioni folcloristiche. Le più accreditate lo vogliono come frutto dell’invenzione di uno sguattero, un certo Toni, vissuto al tempo di Ludovico Moro.
È ottenuto da un impasto lievitato a base di acqua, farina, burro, uova, al quale si aggiungono uvetta, frutta candita, scorzette di arancio e cedro, in egual misura. Attraverso i secoli si è diffuso in tutta la Penisola
con molteplici varianti.

Monza Pan Tramvai: la tradizione rivela che agli albori del secolo scorso fosse acquistato con il resto del biglietto del tram (da qui il nome), mezzo che iniziò a viaggiare nel 1899 con la linea Milano – Monza. Molto simile ad un pane, l’impasto è arricchino con molta uvetta.

Pavia , Offelle di Parona: biscotti secchi al burro, dalla forma ovale e le estremità appuntite, offerti spesso con zabaione caldo, sono frutto del genio culinario pavese risalente alla fine dell’Ottocento.
La fortuna del dessert ha fatto proliferare tante varianti, particolarmente apprezzate quelle al cioccolato o allo strutto d’oca.

Sondrio, Bisciola (Besciola o Pan di Fich): tipica pagnottella valtellinese, abbonda di frutta secca, burro, uova e, in alcuni casi, si cucina pure con ricette al miele. Un dolce nutriente e corposo, che al tempo che fu – e in rari
casi ancor oggi – sostituì il panettone.

Varese, Cammelli di pasta sfoglia: astronomi e doni, culto e folclore, i Re Magi.
A proposito: arrivarono con i cammelli o i dromedari? Narrazioni che si perdono tra le pagine, ora storiografiche e religiose, ora mitologiche. Ma poco importa. I varesini hanno scelto i cammelli e non i dromedari, ‘elaborandoli’
in pasta sfoglia. Busto Arsizio, Gallarate e Varese offrono diverse varianti: farciti alla crema, al cioccolato e tante altre. Il grande classico resta però il cammello liscio, di semplice pasta sfoglia.

Sulle tavole degli italiani è praticamente immancabile il panettone (79%) che batte di misura il pandoro (72%) ma in quasi la metà delle famiglie italiane (48%) c’è chi prepara in casa i dolci della tradizione locale del Natale
con ricette custodite spesso da generazioni. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixe’ “Il Natale nel piatto” presentata in occasione dell’Assemblea nazionale, con i nuovi trend 2019 sui cesti enogastronomici del Natale con
l’esposizione guidata e la sfilata dei dolci tipici locali.

I DOLCI DI NATALE ED EPIFANIA TRADIZIONALI REGIONE PER REGIONE

VALLE D’AOSTA – FLANTZE

Pane lavorato con zucchero e arricchito da uvetta, mandorle, noci e scorza d’arancia candita. Veniva preparato nei paesi durante la panificazione
(che avveniva una o poche volte l’anno e di solito era caratterizzata dalla produzione del pane nero cotto nei forni comuni dei villaggi) a partire dallo stesso impasto di base del pane,
come regalo per i bambini che partecipavano al procedimento collettivo e tradizionale. Oggi viene preparato dai panifici con lavorazione artigianale. Tradizionalmente di forma rotonda,
può essere confezionato anche a forma di animale per i bambini. Gli ingredienti di base sono la farina integrale, di solito di segale o di frumento, la frutta secca e un po’ di burro.

PIEMONTE – CRUMBOT

Il dolce è legato alla tradizione povera del Natale e rappresenta il Bambino Gesù. Una leggenda narra che durante la fuga in Egitto Gesù fu nascosto in una cesta che conteneva della pasta madre per il pane
che miracolosamente lievitò avvolgendo il Bambino per nasconderlo. Il “Bambino di Natale” è una pasta frolla della tradizione in cui gli ingredienti semplici danno spazio al massimo sapore della farina del grano
San Pastore: uova, burro, zucchero e un pizzico di lievito uniti a questa farina vengono poi impreziositi ed esaltati dai canditi di arance e ciliegia e dalle gocce di cioccolato.
Il Bambino riprende e riattualizza la tradizione della Busela, la bambolina di pastafrolla che veniva sagomata o disegnata durante il periodo natalizio nelle famiglie contadine

VENETO – LA PINZA

E’ un dolce contadino e ai tempi nostri può essere definito un piatto del riciclo. Si può fare con in pane raffermo o la polenta avanzata, mescolando uvetta, semi di finocchio, fichi secchi.
Veniva servito alla fine delle festività proprio perché è inteso come torta antispreco, realizzata con ciò che non veniva consumato a tavola

LOMBARDIA – MIASCIA

Nasce come dolce povero e dei poveri, per riutilizzare il pane secco ammollato nel latte e impastato con uova, frutta (al posto del prezioso e ben più costoso zucchero) e frutta a guscio.
In assenza del pane, trovava impiego anche un impasto di semplice farina, bianca e gialla. Ancora oggi è un dolce di casa nel comasco. Col passare del tempo, tramandato di cucina in cucina dal Lario alla Brianza,
si è arricchito di varianti: nuovi ingredienti quali scorze di agrumi, polvere di cacao, fichi secchi, ma anche liquore e amaretti, fino ad arrivare all’aggiunta di erbe aromatiche. Numerose sono infatti le versioni in cui la
si può apprezzare sul territorio: la miascia di Bellagio con farina di castagne, la miascia di Colico con la farina bramata e quella di Ossuccio con farina bianca e bramata, fino in Valsassina, dove è previsto anche l’impiego di
foglie di menta (o erba di San Pietro). La miascia è un dolce tipicamente preparato nelle case dei comaschi nei giorni di festa, e in particolare a Natale (come se fosse una sorta di “panettone” del Lario).
Essendo un dolce povero e di semplice fattura, veniva riproposto più in generale anche nelle occasioni delle feste paesane, cuocendolo in forni comunitari

TRENTINO ALTO ADIGE – ZELTEN

E’ un pane dolce a base di frutta secca e canditi. Farina, uova, burro, zucchero e lievito sono la base comune di un dolce che conosce naturalmente un gran numero di varianti;
da zona a zona, da valle a valle, da famiglia a famiglia la ricetta cambia e si arricchisce di ingredienti particolari, di segreti, di personali regole di preparazione.
Possiamo comunque distinguere, un po’ sommariamente, due varianti: quella trentina, che contiene più pasta e meno frutta e quella del Sud-Tirolo e Bolzano, caratterizzata da un maggiore uso della frutta. Noci, fichi secchi,
pinoli e mandorle sono comunque usate in tutte le diverse preparazioni. Le case si riempiono i profumi inebrianti di cannella, di fichi secchi, il periodo dell’Avvento è il momento di dolci leccornie.
La tradizione della cucina povera, che caratterizza molte regioni italiane ha prodotto una serie di dolci preparati nel periodo natalizio che erano sostanzialmente versioni arricchite del pane fatto in casa.
Il nome Zelten risale al nome tedesco “selten” che vuol dire “a volte” inteso a sottolineare l’eccezionalità della preparazione che avviene solo a Natale.

FRIULI VENEZIA GIULIA – GUBANA

E’ un tipico dolce delle valli del Natisone e di Cividale del Friuli (Udine), che si prepara in periodi di grande festa (Natale, Pasqua), a base di pasta dolce lievitata, con un ripieno di noci, uvetta, pinoli, zucchero, grappa,
scorza grattugiata di limone, dalla forma a chiocciola, del diametro di circa 20 cm, cotto al forno. Il dolce è noto fin dal 1409 quando fu servita in un banchetto preparato in occasione della visita di papa
Gregorio XII a Cividale del Friuli, come testimoniato dallo stesso papa veneziano

LIGURIA – PANDOLCE

In dialetto pandöçe o pan döçe, è uno dei dolci tradizionali liguri. Come il panettone milanese anche il pandolce è particolarmente legato alle festività natalizie. Può essere basso o alto a seconda del tempo di lievitazione
ma in entrambi i casi l’impasto è arricchito da pinoli, uvetta e frutta candita. In passato era molto apprezzato dai marinai liguri per la sua lunga conservazione. Infatti se ben preparato e tenuto in una busta di
cellophane dopo l’apertura può conservare la fragranza anche per due settimane

EMILIA ROMAGNA – PAMPEPATO DI FERRARA

A forma di zuccotto è impreziosito da mandorle o nocciole finissime, da gustosi canditi, è insaporito con spezie profumate; la calotta è ricoperta infine di cioccolato fondente. Così il ricco dolce diventa il Pan del Papa.
Facile comprendere a chi era dedicata questa meraviglia! Una lingua antica, poetica e perduta lo trasforma in Pampapato e Pampepato. Da secoli i due nomi convivono e la sostanza non cambia. E’ il dolce del Natale, delle feste,
è il dolce che meglio rappresenta la ricchezza e la raffinatezza di Ferrara. E’ il dolce che con il suo gusto intenso e il suo profumo delizioso richiama la tradizione di un territorio dai tanti racconti e sapori.
Recentemente ha ottenuto anche la indicazione di origine protetta (IGP) ed è tutelato da un Consorzio che attribuisce il bollino europeo solo a chi rispetta il disciplinare di produzione

TOSCANA – PANFORTE

E’ un dolce di forma circolare, basso e compatto. Può essere di colore bianco o nero a seconda che si cosparga esternamente di zucchero vanigliato o di cacao. Presenta una superficie rugosa, nella parte inferiore appoggia
su un’ostia sottile. Ha un sapore forte di spezie e di frutta candita, è piuttosto consistente e si presenta leggermente gommoso al palato. Viene preparato in diverse pezzature. Prodotto tipico della provincia di Siena,
la sua tradizione si è allargata col tempo al grossetano: a Massa Marittima la sua produzione accompagna tutte le festività.

UMBRIA – PAMPEPATO

Tipico di Terni, il Panpepato è un dolce dalle origini antichissime. Questa specialità dalla forma rotonda è a base di noci, nocciole, mandorle, cannella, noce moscata, cioccolato, miele e uvetta.
Un vero e proprio concentrato di energia che lo rende, infatti, un dolce molto apprezzato durante il periodo natalizio. Ogni famiglia utilizza una versione rivista della ricetta tradizionale ed è anche per questo
che è considerato un dolce popolare

MARCHE – PANETTONE ALLE VISCIOLE

Da antiche ricette di metà 800, arriva il panettone con le visciole ossia ciliegie selvatiche. Questo prodotto ha nella semplicità il suo punto di forza. Un panettone in cui si avverte l’aroma del panettone fatto in casa.
Lievito madre, una lenta e graduale lievitazione, che giunge naturalmente a compimento nell’arco di trentasei ore e ingredienti selezionati di alta qualità, rendono questo prodotto delicato e armonico.
Sapore vellutato e setoso, dove si armonizza perfettamente e senza eccessi la presenza delle visciole, che stemperano il dolce e arrotondano il gusto, stimolando il palato con inaspettate combinazioni di sapori e profumi.

LAZIO – PANGIALLO

Meglio noto come pangiallo romano è un dolce che ha la sua origine nell’antica Roma e più precisamente durante l’era imperiale. Era, infatti, un’usanza di quei tempi distribuire questi dolci dorati,
durante la festa del solstizio d’inverno, in modo da favorire il ritorno del sole. Il tipico pangiallo romano, ha subito numerose trasformazioni durante i secoli a causa dell’espansione dei confini territoriali e d
ell’incremento nella comunicazione tra le varie regioni italiane. Tradizionalmente il pangiallo veniva ottenuto tramite l’impasto di frutta secca, miele e cedro candito, il quale veniva in seguito
sottoposto a cottura e ricoperto da uno strato di pastella d’uovo. Fino a tempi molto recenti nella preparazione del pangiallo le massaie romane mettevano i noccioli della frutta estiva (prugne e albicocche)
opportunamente essiccati e conservati, in luogo delle più costose mandorle e nocciole.

ABRUZZO – PARROZZO

E’ un tipico dolce abruzzese di Pescara, associato alle tradizioni gastronomiche del Natale. Luigi D’Amico, titolare di un laboratorio di pasticceria a Pescara, ebbe l’idea di fare un dolce dalle sembianze di un pane
rustico anche detto pane rozzo (da cui è derivato il nome “Pan rozzo”), che era una pagnotta semisferica che veniva preparata dai contadini con il granoturco e destinata ad essere conservata per molti giorni. D’Amico fu ispirato dalle forme e dai colori di questo pane e riprodusse il giallo del granoturco con quello delle uova, alle quali aggiunse la farina di mandorle; invece, lo scuro colore dato dalla bruciatura della crosta del pane cotto nel forno a legna fu sostituito con la copertura di cioccolato. La prima persona alla quale Luigi D’Amico fece assaggiare il parrozzo fu Gabriele d’Annunzio, che, estasiato dal nuovo dolce, scrisse un madrigale “La Canzone del parrozzo”

CAMPANIA – ROCCOCO’ E SUSAMIELLI

Dolci di Natale a forma di ciambella, adatti a chi ha denti buoni, sono un mix a base di mandorle, farina, zucchero, canditi e spezie varie. La loro origine pare risalga al 1320, per mano delle monache del Real Convento
del Real Convento della Maddalena, mentre il nome deriva dal francese “rocaille”, elemento decorativo a forma di roccia o conchiglia. Anche i susamielli fanno parte dei dolci della tradizione natalizia campana;
diffusissimi in tutta la regione, sono dei biscotti duri di forma rotonda o a esse, che, preparati in casa, venivano serviti al mattino del giorno di Natale insieme ai raffioli, ai mustaccioli ed ai roccocò.
La ricetta dei susamielli dice che dopo aver impastato farina, miele, noci tritate ed ammoniaca la pasta va stesa e si lavorano i biscotti per farli diventare della forma desiderata prima di infornarli.

BASILICATA – CALZONCELLI

Tipico delle tavole natalizie lucane è il calzoncello, dolce fritto con all’interno un cuore di castagne, raccolte nei boschi lucani, e cioccolato. Vi sono varianti legate all’utilizzo dei ceci al posto delle castagne
nell’impasto o alla unicità del “Calzoncello di Melfi” che prevede la cottura al forno: ogni famiglia lucana apporta piccole variazioni alla ricetta a seconda della “propria” tradizione.

PUGLIA – CARTELLATE AL VINCOTTO

Sono dei tipici dolci originari della Puglia. ll nome potrebbe derivare da carta, incartellate, cioè sinonimo di incartocciate, secondo la loro tipica forma arabesca. Le cartellate al vincotto, carteddàte in dialetto,
sono un tipico dolce pugliese che si prepara per Natale: una ricetta della tradizione che trionfa su tutte le tavole della regione. Un impasto semplice a base di olio, vino bianco e farina a cui dare la forma di rosette:
basterà poi friggerle e passarle nel vincotto, prima di servirle. Si tratta di dolcetti firabili e croccanti dalle origini molto antiche: nella tradizione popolare le cartellate simboleggiano le lenzuola di Gesù Bambino.
Ipotesi storiche, invece, parlano di dolci che arrivano dall’antico Egitto, dove venivano preparate per i faraoni. Tradizione vuole che le donne di diverse famiglie si incontrino per preparare insieme i dolci delle feste natalizie,
mescolando così le varie ricette tradizionali e i segreti che le rendono uniche. Solitamente le cartellate si gustano intrise nel vin cotto, ottenuto dalla uve pugliesi Malvasia e Negramaro, o dai fichi.

MOLISE – CIPPILLATI DI TRIVENTO

Biscotto di pasta frolla ripieno di marmellata di amarene. La sua caratteristica forma a mezzaluna richiama il copricapo della Dea Diana, cui è dedicata la bellissima Cripta.

CALABRIA – PITTA MPIGLIATA

Anche conosciuta come pitta “nchiusa” è un dolce tipico calabrese, originario di San Giovanni in Fiore ma molto diffuso in tutta la provincia di Cosenza. È un dolce preparato in tutti i periodi di festa.
Il nome pitta mpigliata deriva dall’ebraico e dall’arabo pita, che significa schiacciata. Il periodo al quale si fa riferimento della nascita della pitta mpigliata è il 1700.
Il dolce veniva preparato soprattutto per le cerimonie nuziali, come riferisce un documento notarile di San Giovanni in Fiore, risalente al 1728.
Esistono alcune varianti della pitta mpigliata per quanto riguarda gli ingredienti, in ogni caso il dolce mantiene sempre la sua forma tipica Vi sono comunque oltre alla forma a pitta, quella a rosellina (o rosetta).

SICILIA – BUCCELLATI

Sono i dolci di Natale siciliani per eccellenza, quelli della tradizione sono dei dolci a base di pasta frolla con un ripieno ricco a base di fichi secchi. Ne esistono di vario tipo,
forma e ripieno a seconda delle varie parti della Sicilia. Esiste il buccellato intero dalla forma circolare e quelli più piccoli dalla forma allungata.
Vi sono quelli semplici con un po’ di zucchero a velo e quelli decorati con glassa e zuccherini colorati. E anche riguardo al ripieno, vi sono quelli ripieni di fichi secchi ma anche i buccellati con ripieno di mandorle,
marmellata e cioccolato.

SARDEGNA – PABASSINAS

Il dolce natalizio della Sardegna per eccellenza chiamati anche papassini, pabassinos, papassinos: sono come dei grossi biscotti preparati con un impasto di pasta frolla, uva passa, mandorle, noci, scorza di limone grattugiata, miele.
Altre varianti prevedono l’aggiunta di vaniglia o cannella.

Cucina italiana per Natale

Tradizioni natalizie italiane in cucina: le più peculiari

Facciamo un giro su e giù per lo Stivale e scopriamo le tradizioni natalizie italiane in cucina più famose.

Nel periodo di Natale ogni casa è una magia con gli addobbi di generazioni, rituali per grandi e piccoli, canti e riunioni di famiglia.
Parliamo quindi di tradizioni natalizie italiane in cucina: le più peculiari.
Alcune tradizioni sono in comune da Nord a Sud: pandoro e panettone ormai sono usciti ben oltre i rispettivi confini regionali, così come i dolci natalizi tipici napoletani o i cantucci toscani.
In moltissimi casi, tuttavia, ci sono prelibatezze che rimangono “in casa” e solo a Natale.

Milano: il panettone conservato per febbraio

Mamma e nonna sono di Milano e anche se oggi viviamo in un’altra provincia, l’usanza di avanzare una fetta di panettone o un panettone intero è sacra.
Lo si fa con il panettone che si apre il 25 dicembre, e si avanza per il 3 febbraio ovvero il giorno di San Biagio.
Sono molte le leggende legate a questa usanza ma i racconti di nonni e antenati lo descrivono come un rimedio contro i malanni, infatti “San Biase el benediss la gola e el nas” (San Biagio benedice la gola e il naso).

Valle d’Aosta e la zuppa di Natale
Sono moltissimi i prodotti tipici scelti durante le Feste: il lardo d’Arnad, la mostoletta… ma in Valle d’Aosta, a Natale, è tipica la zuppa di Valpellinentze: è una zuppa tradizionale a base di brodo di manzo e spezie,
che bagna poi del pane secco e viene passata in forno con la fontina.
Torino e il seriàs
Tutto il territorio piemontese racconta usanze natalizie legate al cibo, come ad esempio nel Vercellese dove tagliare una mela era simbolo di buon auspicio.
A Torino si usava mangiare il seriàs, un dolce di ricotta che ora si vede meno spesso, e si usa bere il vin brulé (anche se questo si trova in tutto il Nord) dopo la messa di mezzanotte.

San Nicolò in Trentino e in Friuli
In Trentino c’è ancora il culto di San Nicolò: se arriva di notte a lasciare i regali, gli si deve lasciare un po’ di sale per il suo asinello, a lui un bel bicchiere di grappa e infine un po’ di farina bianca
per consentirgli di cancellare le proprie impronte e tracce del passaggio. In Friuli, invece, San Nicolò porta non solo regali ma anche dolcetti e oggi si mantiene la tradizione donando o facendo trovare in casa abbondante
frutta secca tra il 5 e il 6 dicembre.

Liguria: doni sulla tavola natalizia
In Liguria, il pandolce – tipico regionale – è preparato alla Vigilia ma si consuma a Natale. La tavola del 25, poi, è arricchita da doni di buon auspicio. Sono di vario genere, ma tra quelli a tema culinario si trovano:
mestoli forati, del sale, due panini bianchi che sono rispettivamente per chi è povero e per gli animali.

Il gioco del Panforte in Toscana
A Pienza – meraviglioso borgo toscano ricco di storia – nel senese e nella Maremma si mantengono molte tradizioni tra le quali una natalizia molto caratteristica: la competizione del Gioco del Panforte.
Consiste nel lanciare il panforte lungo una tavolata di legno, facendo a gara a chi lo manda più lontano.
Il Panone di Bologna
A Bologna e in Emilia Romagna in genere, i protagonisti di Natale sono i tortellini in brodo. Ma a Bologna c’è la tradizione di far seguire ai tortellini bollito e Panone: un dolce con uvetta, cioccolato, frutta secca, vino,
miele, scorza di arancia… un dolce della gioia, da condividere.

Panpepato, maccheroni dolci e parrozzo di Umbria e Abruzzo
In Umbria, i dolci sono decisamente i protagonisti del periodo natalizio e il più celebre è il panpepato: un dolce molto speziato con pepe e arricchito da cioccolato e frutta secca. I maccheroni dolci, invece,
si servono con cacao e cannella per un assaggio decisamente fuori dal comune.

Simile al panpepato, per forma e ingredienti (cioccolato, frutta secca, spezie) c’è il parrozzo abruzzese, chiamato così da Gabriele D’Annunzio quando lo assaggiò nel 1920.

Zampognari
In Lazio, Umbria, Abruzzo, M0lise, Campania e altre regioni, gli zampognari rallegrano da secoli le Feste per portare gioia e doni. Indossano i tipici pantaloni alla zuava, le “ciocie” ai piedi e le zampogne sulle spalle: girano di casa in casa o nelle piazze a stimolare lo spirito di unione. Per ringraziarli, si usa riempire le loro bisacce con dolci e salumi, cosa che – secondo la tradizione – serve loro per superare l’inverno sulle montagne.

In Campania, niente carne alla vigilia
In Campania è usanza fare il cenone della vigilia e il pranzo di Natale. per la vigilia, tuttavia, il menù prevede solo pesce per tradizione: i piatti più classici e opulenti che comprendono anche crudi e molluschi. La carne, il 24 dicembre, non si mangia ed è riservata per il 25.

Krustulit in Calabria
Prima di natale, in Calabria, ci si dedica soprattutto ai dolci fritti a base anche di miele, ingrediente che mantiene un legame arcano con la civiltà greco-romana. Questi dolci si chiamano krustulit e tradizione vuole che sia la donna di casa a friggerli nell’olio. Un’altra usanza calabrese è, nel crotonese, lasciare la tavola natalizia apparecchiata alla vigilia: tredici portate diverse e un bicchiere di vino, e la mattina di Natale si diceva che la notte avesse benedetto tutto quanto.

Agnello sardo
In Sardegna c’è usanza di preparare l’agnello per Natale: questo va cotto la notte tra vigilia e Natale, così che la mattina del 25 sia reso omaggio alla terra che ha cresciuto la bestiola e lo si possa poi mangiare
durante il pranzo natalizio.

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Cream – Ne jucam – Invatam

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Proiect finantat de ‘Departamentul pentru Romanii de pretutindeni’ – Guvernul Romaniei

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